8.4.09

Tragedia annunciata di Paolo Sorrentino

Questo testo del regista Paolo Sorrentino è quello, tra quelli che ho letto, che meglio rispecchia l’essenza di questa “tragedia annunciata”, la sua devastazione esterna ma soprattutto interna:


TEMPERA (L'Aquila) - Sono tutti morti. Anche i vivi. I cadaveri sono stati coperti con un velo e i vivi sono stati svelati. Sono cadute le pareti delle loro case e chiunque può frugare nella loro intimità. Attraverso una finestra si sbircia come voyeur, ma quando sono le mura a non esserci più, allora si smette di spiare. Si condivide. Si scorgono bagni e boiler, accappatoi, uccelli impagliati, televisori a schermo piatto, quadri, collage di fotografie di fidanzati, stampanti di computer, bottiglie di plastica. Basta solo arrampicarsi lungo le stradine del centro storico dell'Aquila. Incustodite e deserte.

Tutto è incustodito e deserto. Tutti possono vedere e fare tutto. Per poi scoprire troppo presto che non si può fare niente. Solo guardare dentro le case. Squassate in sezione, come certe vecchie case delle bambole. Come in una delle immagini più famose di "Germania anno zero". Le case dell'Aquila sono case di Barbie, ma tutte ricoperte di un sottile velo di polvere. Un'imbalsamazione degli oggetti. Che li invecchia di colpo. Mentre, poche ore fa, viveva tutto. Viveva dentro i sorrisi e dentro le parole che, in un attimo, sono state annientate. Per questo è tutto morto. Perché nessuno parla, nessuno ride, e anche i pianti sono brevi e improvvisi, a volume ridotto, appartati e composti. Sono pianti di una gente orgogliosa che, questa è l'impressione, non è abituata a piangere. Dal momento che anche il pianto sa essere una forma di spettacolo, ma lo spettacolo è un repertorio che appare del tutto estraneo alla dignità di queste persone.

I vivi non hanno più niente. Non hanno le case, ma, soprattutto, non hanno l'interno delle loro case, non possono più afferrare quella visione d'insieme fatta d'oggetti, odori, che compongono la vita e la quotidianità. Non hanno i punti di riferimento minimi che attrezzano gli individui per la sopravvivenza al dolore. Hanno solo i morti. Anche per questo sono morti. E hanno un fiume indefinito d'estranei che si aggira per la loro città. Perlopiù in divisa. E anche questi estranei, eroici e tenaci, sembrano muoversi in una sorta di lutto attivo. Ma sempre di lutto. Mentre gli abitanti, nella loro sovrumana compostezza, sembrano attraversati da una forma dolorosa ancora sconosciuta. Un lutto freddo. Che incute un rispetto assoluto. E nessuno, neanche per sbaglio, si sogna di tradire il rispetto per il loro lutto. Una famiglia piange davanti alla casa dello studente e le televisioni vincono l'irresistibile tentazione. Li lasciano in pace.


Una delle ragazze più belle viste negli ultimi dieci anni attraversa un gruppo di almeno cinquanta giovani in divisa. Nessuno commenta. Nessuno solleva uno sguardo di troppo su di lei. Ciascuno ha ritrovato il rispetto e la dignità. Nell'orgia del dolore, il mondo va come dovrebbe andare.

E poi regna la paura, perché niente è finito e tutto è solo cominciato. Tutti i pensieri, anche quelli più elementari, sono violentati dalle scosse d'assestamento. La paura e il dolore, uniti e inscindibili, formano un'unica entità. Un'entità insopportabile. Che congela questo lutto, per farsi cosa attonita, ed impressionante.

E, su tutto, il silenzio. Un silenzio nuovo e indefinibile. Interrotto, di tanto in tanto, da un elicottero lontano. Da un aereo militare.
E tutti a comporre lo stesso pensiero, ma nessuno lo comunica, perché è banale: la sensazione di un'altra, più piccola, ma simile, guerra mondiale.
A intervalli regolari, solo il rumore delle ruspe; le braccia meccaniche, oltre i tetti sfondati, raspano nelle macerie, per poi fermarsi ex abrupto. Allora i vigili del fuoco riprendono a muoversi con cautela e fatica. E l'interruzione delle ruspe porta tutti sullo stesso, ossessivo concetto: ci sono altri morti. Perché pare tramontata l'idea di trovare i vivi. Così dicono i cani. Le rare volte che si parla, si parla delle unità cinofile. I cani, sono loro che "bonificano" le zone. Sono loro che, momentaneamente, stabiliscono e qualificano, in maniera affidabile e concreta, un'idea di speranza.

Frugano in mezzo alle macerie e odorano.
I vivi a lutto frugano in mezzo alle macerie e sprofondano nuovamente nell'intimità della gente, ma più in dettaglio questa volta. Una vicinanza scandalosa. Ed escono fuori vecchie cartelle della tombola, ecocardiogrammi, borse di donne anziane, scarpe spaiate, album fotografici di una felicità che pare preistorica e i volontari della protezione civile raccolgono tutto dentro enormi buste. Con un'accortezza commovente. Perché promette una parziale restituzione alla vita, una volta trovati i legittimi proprietari. E poi spunta un crocefisso da pochi soldi, uno di quelli che sormontano brutti letti matrimoniali. Un volontario raccatta dello spago e lo attacca ad un albero. La cosa non colpisce, non smuove nessuno. È un gesto che richiederebbe pensieri e interpretazioni simboliche appena più complesse, che nessuno è in grado né ha voglia di fare.

Ancora silenzio, fantasmagorico. C'è il silenzio di certe prime teatrali, un attimo prima che si apra il sipario. Anche i molti, con lo sguardo vacuo, e l'orecchio appeso al cellulare, sono muti. Telefonano, ma sembra che non parlino. E puoi anche dubitare che ascoltino. S'intuisce solo una serie ininterrotta, feroce, di squilli senza risposta.

Le persone sono tutte mute, eppure cortesi. C'è una gentilezza silenziosa. Come dovrebbe essere il mondo, anche lontano dalle tragedie.
Le ruspe attaccano e si fermano di nuovo. Si sente solo il motore acceso di un'ambulanza in attesa di niente. Non arriverà nessuno. Neanche la delusione. L'autista spegne il motore.

Nelle strade del centro storico, adiacenti a via XX settembre, un solo, sordido rumore, è spietato e incessante. Quello dell'acqua delle tubature divelte. Piccoli rivoli che scrosciano. Per poi perire, appena ci si allontana di pochi passi. È come un lento disgelo. Ma senza il candore della neve in montagna. Qui, quello che un tempo doveva essere immacolato e prezioso, è diventato residuo. Insensato e senza possibilità d'uso.
Dopo l'ennesimo silenzio, ancora il rumore della paura. Sono le 19 e 45 di martedì sette aprile. Una scossa violentissima. Scappano tutti. Poco dopo arriva un uomo con gli occhiali e dice che è stata trovata una ragazza sotto le macerie. Viva. Anche i cani sbagliano.

2.4.09

A Roma il 30 Marzo

L’Accademia in Europa di Studi Superiori
La Libera Accademia dei Sogni e delle Nuvole
ARTECOM-onlus
La rivista FOLIVM La Libreria Fuorilemura-Roma


PRESENTANO
L’ALBERO DELLE NOSTRE PAROLE
Rassegna Internazionale di Poesia e Scrittura Contemporanea

a cura di EUGENIA SERAFINI

con la partecipazione di

Nicolò G. Brancato, Giuseppina Di Guida, Umberto M. Milizia
Anno Accademico 2008/2009


LUNEDì 30 MARZO 2009, ore 18,00

INCONTRO FINALE


1- READING FUTURISTA DEI

“POETI AMICI DELL’ARTECOM-ONLUS”

che a fine lettura appenderanno i FOGLI/FOGLIE ALL'ALBERO DELLE NOSTRE PAROLE

2- PLINIO PERILLI PRESENTA IL VOLUME DI POESIA VISUALE E PERFORMATIVA DI EUGENIA SERAFINI

“Canti di cantaStorie”, Ed. Artecom-onlus 2008
LIVE PERFORMANCE DI EUGENIA SERAFINI


3-ARTEPOSTALE IN MOSTRA:

100 ARTISTI X100 CARTOLINEFUTURISTE

4- IN MOSTRA LE POESIE DELLA PRIMA RASSEGNA RACCOLTE IN LIBRI D’ARTISTA

RIPRESE VIDEO DI VINCENZA SALVATORE
PARTECIPANO CON CARTOLINE E POESIE FUTURISTE


LINO ALVIANI, BEATRIZ ALBUQUERQUE (LECA PALMEIRA), VITTORIO BACCELLI, TIZIANA BARACCHI, VITTORE BARONI, FRANCESCA BERNARDI, CARLA BERTOLA, MARIA T. BIASIA, TOMASO BINGA, JOYCE BLOEM (NEDERLAND), ANNA BOSCHI, SILVIA BOVE, MIRTA CACCARO, GUIDO CAPUANO, LAMBERTO CARAVITA, PAOLINA CARLI, RYOSUKE COHEN (JAPAN), SILVIO COSTABILE, SERENA D’ARBELA, SARA DAVIDOVICS, CATERINA DAVINIO, GIUSEPPE DOLCE, ADOLFINA DE STEFANI, GIANNI DONAUDI, MARINA FERRANTE, LINO FOFFANO, LUCERO DA FOLLO, SILVIA GIUSTI, GIUSEPPINA DI GUIDA, FERNANDA FEDI E GINOGINI, FRANCO FOCARDI, FRANCESCO GUERRIERI, RITA LAGANA’, PIERPAOLO LIMONGELLI, ORONZO LIUZZI, TITO DA PAVIA, RUGGERO MAGGI, MARIA G. MARTINA, DONATELLA MEI, MONICA MICHELOTTI, EMILIO MORANDI, CLEMENTE PADIN (URUGUAY), GIUSEPPE PELLEGRINO, WALTER PENNACCHI, GLORIA PERSIANI, ROSSELLA POMPEO, GIANCARLO PUCCI, ELVI RATTI,

LUCIANA SALVUCCI, SABINA ROMANIN, GRUPPO SINESTETICO, EUGENIA SERAFINI,

SALVATORE STARACE, LEO STROZZIERI, TITO “titoxy” TRUGLIA,

LILIANA UGOLINI, ALBERTO VITACCHIO, GIAMBATTISTA VIGNATO


-ANNA MARIA ZOMPARELLI NELLA PERFORMACE “L’INGENUA” DI MARINETTI

-MARIANNA PULEDDA NELLA PERFORMANCE “DANZA DEL VENTRE”

-DOMENICO SACCO IN PERFORMACE FUTURISTA

-SERENA DAMIANI E MARCO TULLIO DENTALE IN PERFORMANCE FUTURISTA

BRINDISI E SALUTO FINALE PER LA CHIUSURA DELLA RASSEGNA

Libreria Fuorilemura, Via deii Reti, 54-56, Roma, Ufficio Stampa Artecom-onlus, fax 06.4462438 - www.artecom-onlus.org - www.eugeniaserafini.org