28.6.12

EMILIA LAPIDA

Accantonata l’umiltà/ per la modestia rigorosa,/ senza sbracciati piagnistei/ lamentele insistenti/ servili implorazioni;/ consapevolezza, se mai/ senza la questua miseranda/ la richiesta furbesca/ che tende all’accaparramento/ all’aggiotaggio vile/ che trasforma il compagno/ di sventura in una vittima e l’altro in cravattaro/ vampiro del bisogno altrui,/ nella memoria ancora/ spregevole borsanerista,/ forma di sciacallaggio/ se mai possibile,più subdola/ e per questo più squallida;/ invece il giusto orgoglio/ e la coscienza del diritto/ che antepone il più bisognoso/ nell’onestà che garantisce/ di non venire escluso;/ anche nella disgrazia/ la forza e la capacità/ di dare l’ultima energia/ a quell’abnegazione/ che pone un forte accento/ sopra la dignità./ .... Francesco Mandrino .... San Felice sul Panaro, 4 giugno 2012

30.5.12

Due poesie di FRANCESCO MANDRINO - mailartista di San Felice sul Panaro (MO) colpito dai terremoti del 20 e del 29 maggio 2012

 .... E IL TERZO GIORNO … ... Solo tre giorni dopo si sono già spenti i sorrisi, quelli d’adrenalina. Gli Extra accorsi alla fonte dell’europea democrazia, civiltà superiore, con gli occhi ancora illusi pretendono soddisfazione ad aspettative create, in forza del diritto. E già si sa, faranno loro da parafulmine alla rabbia scoccata dall’orgoglio che mal sopporta graduatorie al diritto acquisito, e più ne impedisce la questua agl’altri, stanchi di pazienti umili attese manzoniane. Così tutto s’incancrenisce nell’astioso risentimento che rischia di offuscare anche la luce boreale, l’impegno assiduo e generoso del volontario accorso. Solo tre giorni dopo, quando il tremore sotto i piedi si trasmette alle viscere e ancora più si fa profondo lo sfregio di macerie.
 San Felice sul Panaro, 24 maggio 2012 Francesco Mandrino ....

 SCOSSI .... Forse le ripetute scosse ci hanno shekerato l’anima montato a neve il cuore non saprei dire ma qualcosa dev’essere successo. Nel silenzio sospeso in attesa del brontolio profondo sulle strade fra i campi la notte è solcata dagli spettrali lampeggianti dei mezzi di soccorso, non siamo soli,certo no! E allora perché ci sentiamo così tanto lontani come se non fosse la nostra la vita reale, la vera. Dalla terra riemergono preistoriche melme sabbiose mentre sotto le lave premono; dalle case dirute le travi indicano il cielo e nell’azzurro stranamente chiaro, la stella del mattino sembra più vicina, e allora perché noi ci sentiamo così tanto lontani.
 Francesco Mandrino San Felice sul Panaro, 25 maggio 2012